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Il radon è un gas radioattivo naturale, invisibile, inodore e insapore, che può accumularsi negli ambienti chiusi, soprattutto in locali interrati, seminterrati e al piano terra. Il problema non è “vederlo”, perché non si vede, ma misurarlo correttamente.
Nei luoghi di lavoro il tema è importante perché l’esposizione prolungata al radon è associata a un aumento del rischio di tumore polmonare. La normativa italiana prevede specifici obblighi di misurazione e gestione per determinati ambienti di lavoro, con un livello di riferimento pari a 300 Bq/m³ come concentrazione media annua.
In Lombardia sono state individuate aree prioritarie a rischio radon, ma attenzione: non essere in area prioritaria non significa automaticamente essere esenti da ogni valutazione. Il radon, purtroppo, non controlla il CAP prima di entrare in un edificio.
Per aziende, scuole, uffici, magazzini, palestre, attività commerciali e strutture con locali bassi o a contatto con il terreno, la domanda corretta è semplice: devo misurare? E se sì, come integro il risultato nella valutazione dei rischi?
Vale anche per casa mia? Sì e i valori sono ancora più bassi...
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Che cos’è il radon e perché è un rischio da non sottovalutare
Il radon è un gas radioattivo naturale che deriva dal decadimento dell’uranio presente nel terreno, nelle rocce e, in alcuni casi, nei materiali da costruzione.
All’aperto si disperde facilmente, mentre negli ambienti chiusi può accumularsi e raggiungere concentrazioni significative.
La sua caratteristica più insidiosa è che non si percepisce. Non ha odore, non ha colore, non ha sapore. Non fa rumore, non accende spie rosse e non lascia macchie sui muri.
In pratica è il classico rischio che non disturba la riunione del lunedì mattina, ma può comunque avere conseguenze importanti nel lungo periodo.
Il rischio principale riguarda la salute respiratoria.
L’esposizione prolungata a concentrazioni elevate di radon è associata a un aumento del rischio di tumore al polmone.
Questo rischio diventa ancora più rilevante per i fumatori, perché fumo e radon non si annullano a vicenda: purtroppo si sommano.
Per questo motivo il radon non va trattato come una curiosità tecnica per addetti ai lavori. È un tema di prevenzione, salute pubblica e sicurezza sul lavoro.
E, quando riguarda ambienti lavorativi soggetti agli obblighi normativi, deve entrare in modo corretto nella valutazione dei rischi.Il punto chiave è questo: il radon non si valuta “a occhio”. Si misura.
E la misura deve essere fatta con criteri adeguati, perché il valore può cambiare nel tempo in base alla stagione, alla ventilazione, alla pressione, alla struttura dell’edificio e all’uso dei locali.
Radon nei luoghi di lavoro: quando bisogna valutarlo
Nei luoghi di lavoro, il riferimento principale è il D.Lgs. 101/2020, che ha introdotto una disciplina specifica per la protezione dall’esposizione al radon. Il livello di riferimento per i luoghi di lavoro è pari a 300 Bq/m³, espresso come concentrazione media annua di attività di radon in aria.
Questo significa che non basta una misurazione istantanea fatta “per vedere com’è la situazione”. Per una valutazione corretta, il dato deve rappresentare l’esposizione nel tempo. La logica è semplice: non interessa solo sapere se in un preciso momento il valore è alto o basso, ma capire quale concentrazione media caratterizza quell’ambiente durante l’anno.
Gli obblighi riguardano in particolare i luoghi di lavoro sotterranei, gli stabilimenti termali, e i locali semisotterranei o al piano terra situati nelle aree prioritarie individuate dalle Regioni. Possono inoltre essere coinvolte specifiche tipologie di luoghi di lavoro individuate dal Piano Nazionale d’Azione per il Radon.
Per un’azienda, quindi, la prima domanda pratica non è “abbiamo il radon?”, ma “abbiamo ambienti che rientrano nel campo di applicazione?”.
Bisogna guardare la struttura reale dei locali: interrati, seminterrati, piani terra, archivi, spogliatoi, magazzini, uffici bassi, locali tecnici, ambienti poco ventilati o a contatto con il terreno.
Una volta effettuata la misurazione, il risultato deve essere gestito correttamente. Se la concentrazione media annua è inferiore al livello di riferimento, la documentazione va conservata e integrata nella valutazione del rischio. Se il valore supera il riferimento, occorre attivare misure correttive, verificare la loro efficacia e, nei casi previsti, coinvolgere figure qualificate come l’esperto in interventi di risanamento radon e l’esperto di radioprotezione.
Tradotto in modo meno burocratico: non basta mettere un foglio in archivio e sperare che nessuno lo chieda. Il radon va misurato, valutato, documentato e, se necessario, ridotto.

Radon in Lombardia: aree prioritarie e attenzione ai locali bassi
In Lombardia il tema radon è particolarmente importante perché sono state individuate aree prioritarie a rischio. Queste aree sono definite sulla base della probabilità che una percentuale significativa di edifici superi il livello di riferimento di 300 Bq/m³.
Le zone montane e pedemontane sono spesso più sensibili, ma sarebbe un errore pensare che il problema riguardi solo baite, cantine in pietra e paesini arrampicati sulla montagna. Anche edifici situati in contesti urbani o produttivi possono presentare criticità, soprattutto quando hanno locali a contatto con il terreno o con scarsa ventilazione.
Un equivoco frequente è pensare che, se il Comune non rientra in area prioritaria, allora il problema non esista. Non è così. Le aree prioritarie servono a stabilire dove concentrare attenzione, controlli e campagne di prevenzione, ma non cancellano la possibilità che singoli edifici, anche altrove, possano avere concentrazioni elevate.
Per le aziende lombarde, la verifica dovrebbe partire da una mappatura semplice ma concreta: dove lavorano le persone? In che locali sostano? Ci sono uffici al piano terra? Spogliatoi seminterrati? Archivi interrati frequentati ogni giorno? Locali pausa ricavati in zone basse dell’edificio? Magazzini o laboratori a contatto con il suolo?
È proprio qui che spesso nasce il problema: si valuta benissimo il reparto produttivo, ma ci si dimentica del locale archivio dove una persona passa due ore al giorno, dello spogliatoio usato da tutti o dell’ufficio amministrativo al piano terra. Il radon non guarda l’organigramma aziendale. Guarda le vie di ingresso dal terreno.
Come gestire il rischio radon in azienda
La gestione efficace del radon parte da un controllo preliminare degli ambienti. Prima ancora di misurare, bisogna capire quali locali possono essere interessati e quale normativa si applica. Questa fase è utile per evitare sia il panico inutile sia l’errore opposto: far finta che il problema non esista.
Dopo la verifica iniziale, si passa alla misurazione. Questa deve essere affidata a soggetti idonei e svolta con metodologie corrette. Il risultato deve poi essere interpretato nel contesto dell’attività lavorativa e integrato nella documentazione aziendale, in particolare nel DVR quando pertinente.
Se i valori sono inferiori al livello di riferimento, l’azienda deve comunque conservare la documentazione e ricordarsi che la valutazione non è eterna. Alcuni interventi edilizi, come modifiche strutturali a contatto con il terreno o miglioramenti dell’isolamento termico, possono modificare le condizioni dell’edificio e richiedere nuove misurazioni.
Se invece i valori sono superiori al livello di riferimento, occorre intervenire. Le misure correttive possono riguardare la ventilazione, la sigillatura delle vie di ingresso, la gestione del vespaio, la depressurizzazione del suolo o altri interventi tecnici sull’edificio. Non esiste una soluzione unica valida per tutti, e la risposta “apriamo ogni tanto le finestre” non può essere considerata automaticamente una strategia di risanamento.
Il messaggio corretto è semplice: il radon non va drammatizzato, ma nemmeno banalizzato. È un rischio tecnico, misurabile e gestibile. Serve metodo, non improvvisazione. E qui, sì, il “abbiamo sempre fatto così” merita il cartellino giallo.
FAQ – Domande frequenti sul radon
1. Il radon si può percepire con l’odore o con altri segnali?
No. Il radon è inodore, incolore e insapore. Non può essere individuato con i sensi. Per sapere se è presente in concentrazioni significative bisogna effettuare una misurazione.
2. Tutte le aziende devono misurare il radon?
Non tutte indistintamente. Gli obblighi dipendono dal tipo di locali, dalla loro posizione, dall’eventuale presenza in aree prioritarie e dalle previsioni normative applicabili. Una verifica preliminare serve proprio a capire se l’azienda rientra nei casi da valutare.
3. Il valore di riferimento per i luoghi di lavoro qual è?
Per i luoghi di lavoro il livello di riferimento è pari a 300 Bq/m³ come concentrazione media annua di radon in aria.
4. Se il mio Comune non è in area prioritaria posso ignorare il problema?
No. L’area prioritaria indica una zona in cui il rischio è statisticamente più rilevante, ma non esclude che singoli edifici fuori da quelle aree possano avere concentrazioni elevate.
5. Se il valore supera il limite basta ventilare di più?
La ventilazione può aiutare, ma non sempre è sufficiente. In caso di superamento servono valutazioni tecniche e, se necessario, interventi correttivi progettati in modo adeguato e poi verificati con nuove misurazioni.
Hai locali interrati, seminterrati o al piano terra? La tua azienda si trova in Lombardia e vuoi capire se devi valutare il rischio radon?
Metis Dea può supportarti con un check preliminare, l’individuazione degli ambienti da considerare, la pianificazione delle misurazioni e l’integrazione corretta del rischio radon nel DVR.