Ora il
vero fronte caldo è la strada
Ogni tanto, in mezzo a numeri, titoli allarmistici e letture frettolose, una cosa va detta con chiarezza: quando i dati migliorano, bisogna avere il coraggio di dirlo.
Secondo le prime rilevazioni INAIL sul 2025, le denunce complessive di infortunio sono aumentate, ma leggere questo dato da solo è il modo più veloce per capirci poco. Perché dentro quel numero c’è una distinzione fondamentale: una parte dell’aumento arriva soprattutto dagli infortuni in itinere, cioè da quelli che avvengono nel tragitto casa-lavoro-casa, quindi in larga misura collegati al rischio stradale.
E qui arriva il punto che conta davvero.
Per i soli lavoratori, le denunce totali passano da circa 512mila a 517mila (+1,0%). Ma se si separano gli eventi, si vede che gli infortuni in itinere crescono del 3,2%, mentre quelli in occasione di lavoro aumentano appena dello 0,5%. Tradotto: l’incremento non sta esplodendo dentro reparti, uffici o cantieri; il peso maggiore arriva dagli spostamenti.
Ancora più importante il dato sugli infortuni mortali.
Le denunce mortali dei lavoratori nel 2025 risultano pari a 1.085, contro le 1.077 del 2024. Ma anche qui bisogna andare oltre la superficie: i casi mortali in occasione di lavoro scendono da 797 a 792 (-0,6%), mentre quelli in itinere salgono da 280 a 293 (+4,6%). Quindi sì, il totale cresce leggermente, ma l’aumento non arriva dal luogo di lavoro in senso stretto: arriva soprattutto dalla strada.
Questa non è una sfumatura.
È il cuore del ragionamento.
Per anni abbiamo giustamente concentrato attenzione, risorse e cultura della prevenzione su macchine, attrezzature, procedure, DPI, formazione, vigilanza, organizzazione del lavoro. E i numeri, pur con tutta la prudenza necessaria perché parliamo di dati provvisori, ci dicono che questa direzione ha prodotto degli effetti. Non siamo davanti a un “liberi tutti”, ovviamente. Ma neppure davanti alla favola tossica del “va sempre tutto peggio”.

Su un pezzo del problema,
qualcosa sta funzionando.
E proprio perché qualcosa sta funzionando che adesso bisogna fare il passo successivo.
Se una quota crescente del problema si sposta sul rischio stradale, allora la prevenzione deve uscire dalla logica vecchia del “dentro è sicurezza, fuori non ci riguarda”. Perché oggi non regge più. Il lavoratore non si materializza davanti al badge per magia. Si muove. Guida. Consegna. Si sposta tra sedi, cantieri, clienti, magazzini. E in molti casi il rischio vero non inizia sulla scala o accanto alla macchina: inizia appena mette in moto il mezzo.
Questo vale ancora di più se si considera che, secondo INAIL, nel 2025 gli incidenti plurimi mortali hanno avuto un peso rilevante proprio negli eventi collegati allo scontro tra veicoli, con un’incidenza maggiore rispetto all’anno precedente.
Allora la domanda giusta non è:
“Stiamo andando male?”
La domanda giusta è:
“Dove dobbiamo colpire meglio adesso?”
La risposta è semplice:
dobbiamo continuare a lavorare bene in azienda e in cantiere, ma con la stessa serietà dobbiamo strutturare la prevenzione anche sul fronte della mobilità lavorativa.
Vuol dire parlare davvero di:
- organizzazione degli spostamenti;
- tempi di percorrenza realistici;
- uso corretto dei veicoli;
- politiche aziendali sulla guida;
- gestione delle trasferte;
- valutazione del rischio stradale;
- sensibilizzazione concreta, non il solito poster appeso e dimenticato;
- e togliere quel maledetto telefono dalle mani mentre si guida…
Perché se gli infortuni mortali sul posto di lavoro scendono, e il problema cresce soprattutto sugli spostamenti, il messaggio è uno solo: la sicurezza non finisce al cancello.
Oggi sicurezza significa anche strada, guida, tragitto, organizzazione della mobilità.
Perché il rischio non timbra il cartellino.
E spesso ti aspetta al semaforo..