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Guanti da lavoro: come sceglierli, leggere l’etichetta e usare quelli giusti

22 giugno 2026 di
Guanti da lavoro: come sceglierli, leggere l’etichetta e usare quelli giusti
Metis Dea Srl, Daniel Marussich


In 60 secondi


I guanti da lavoro non si scelgono “a occhio”, in base al colore, allo spessore o alla sensazione di robustezza. Si scelgono partendo dal rischio: taglio, abrasione, prodotti chimici, calore, freddo, rischio elettrico, contaminazione biologica o semplice movimentazione.

La marcatura CE, i pittogrammi e i numeri riportati sull’etichetta non sono decorazioni messe lì per confondere il lavoratore durante la pausa caffè. Servono a capire per quali rischi il guanto è stato progettato, testato e dichiarato idoneo dal fabbricante.

Il datore di lavoro deve scegliere DPI adeguati sulla base della valutazione dei rischi, fornire guanti conformi, informare i lavoratori e verificare che vengano usati correttamente. Il lavoratore, invece, deve utilizzare i guanti previsti, conservarli bene e segnalare quando sono danneggiati o non più adatti.

Il punto chiave è semplice: non esiste il guanto migliore in assoluto. Esiste il guanto corretto per quella mansione, quel rischio e quella modalità di lavoro.


Leggi tutto l'articolo completo qui sotto:

Perchè i guanti da lavoro non sono tutti uguali


Le mani sono tra le parti del corpo più esposte durante il lavoro. 
Servono per afferrare, spostare, tagliare, montare, pulire, saldare, usare utensili, manipolare materiali e, ogni tanto, indicare al collega dove ha sbagliato. 

Proprio per questo sono anche tra le più soggette a infortuni.
Quando si parla di guanti da lavoro, però, uno degli errori più frequenti è considerarli tutti uguali. Si prende un paio di guanti “robusti”, magari belli spessi, e si pensa di aver risolto. In realtà, un guanto può proteggere bene da un rischio e non servire praticamente a nulla contro un altro.
Un guanto antitaglio, per esempio, non è automaticamente adatto al contatto con sostanze chimiche. 
Un guanto chimico non è necessariamente resistente alla perforazione. 
Un guanto termico non è per forza indicato per lavori di precisione. 
E un guanto monouso, come suggerisce il nome con una certa delicatezza, non nasce per accompagnarci fino alla pensione.

La scelta corretta parte sempre dalla valutazione del rischio. Prima bisogna capire da cosa devono essere protette le mani. Solo dopo si passa alla scelta del guanto, alla lettura dell’etichetta, alla verifica della marcatura e alla prova pratica sul campo.

Il guanto giusto deve proteggere, ma deve anche permettere di lavorare bene. Se è troppo rigido, troppo largo, troppo stretto, troppo caldo o impedisce la presa, il lavoratore tenderà a toglierlo. 
E un DPI tolto, anche se tecnicamente perfetto, protegge più o meno quanto un casco lasciato sul sedile del furgone.



Come leggere l'etichetta dei guanti da lavoro


L’etichetta del guanto è una piccola carta d’identità del DPI. Non va guardata di sfuggita come le condizioni di utilizzo di un’app, cliccando mentalmente su “accetto tutto”. Va letta, perché contiene informazioni fondamentali.

La prima cosa da verificare è la marcatura CE. La marcatura CE indica che il prodotto è stato immesso sul mercato come dispositivo conforme ai requisiti applicabili del Regolamento UE 2016/425. Attenzione, però: CE non significa “va bene per tutto”. Significa che il guanto è conforme per l’uso e le prestazioni dichiarate dal fabbricante.

Il secondo elemento da osservare sono i pittogrammi. I pittogrammi indicano il tipo di protezione offerta: rischi meccanici, sostanze chimiche, calore, freddo, rischio elettrico, proprietà elettrostatiche o altri ambiti specifici. Accanto o sotto questi simboli compaiono numeri e lettere che identificano i livelli prestazionali.

Per i rischi meccanici, ad esempio, la norma EN 388 permette di classificare il guanto rispetto a prestazioni come abrasione, taglio, strappo, perforazione ed eventuale protezione all’impatto. Questo non significa che il guanto sia “indistruttibile”, ma che ha superato prove specifiche e ha raggiunto determinati livelli.

Per i rischi chimici, invece, il tema diventa ancora più delicato. Non basta dire “guanto in nitrile” o “guanto impermeabile”. Bisogna capire a quali sostanze deve resistere, per quanto tempo, in che condizioni e con quale tipo di contatto. Un materiale può essere adatto a una sostanza e non adatto a un’altra.

Importante anche la presenza della lettera X nei codici prestazionali. La X non va interpretata a fantasia. In genere indica che quella prova non è stata eseguita o non è applicabile. Quindi non bisogna leggerla come “tanto qualcosa farà”, ma come “su questo dato non ho una prestazione utile dichiarata”.

Infine, c’è la nota informativa del fabbricante. È spesso il documento meno letto e più importante. Contiene indicazioni su uso previsto, limiti, conservazione, pulizia, durata, manutenzione e avvertenze. In pratica, è il libretto di istruzioni del guanto. E sì, vale la pena leggerlo prima che il guanto diventi protagonista di un infortunio evitabile.

Quali guanti usare in base al rischio

Per scegliere il guanto corretto bisogna partire dalla mansione e dal rischio reale. La domanda non è: “Che guanti avete in magazzino?”. 

La domanda corretta è: “Da cosa devo proteggere le mani?”.

Se il rischio principale è meccanico, come abrasione, taglio, strappo o perforazione, bisogna orientarsi verso guanti marcati secondo la norma EN 388, verificando i livelli prestazionali coerenti con l’attività. Chi manipola lamiere, pezzi metallici o materiali con bordi vivi avrà esigenze diverse rispetto a chi movimenta scatole o imballaggi leggeri.

Se il rischio è chimico, la scelta deve tenere conto delle sostanze utilizzate. In questo caso è fondamentale leggere la scheda di sicurezza dei prodotti e confrontarla con le indicazioni del fabbricante del guanto. Non tutti i guanti proteggono da tutti i prodotti chimici. Il guanto “universale”, in sicurezza, è un po’ come il collega che dice “tranquillo, ho sempre fatto così”: va ascoltato con prudenza.

Se il rischio è termico, bisogna distinguere tra calore da contatto, fiamma, scintille, spruzzi di metallo fuso o freddo. Un guanto per saldatura, un guanto per forno industriale e un guanto per cella frigorifera rispondono a esigenze molto diverse.

Per attività elettriche servono guanti specifici isolanti, scelti in base alla tensione e alle procedure di lavoro. Non basta un guanto “gommato” o apparentemente isolante. Qui il margine per l’improvvisazione deve essere pari a zero, possibilmente anche meno.

Va poi considerato il rischio di impigliamento. In presenza di organi rotanti, parti in movimento o macchine che possono trascinare il guanto, l’uso del DPI deve essere valutato con attenzione. Non sempre “mettere i guanti” è automaticamente la scelta più sicura.

Obblighi, responsabilità ed errori da evitare

Il D.Lgs. 81/2008 prevede che i DPI vengano utilizzati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti con misure tecniche, organizzative o collettive. Questo significa che il guanto non deve diventare la scorciatoia per non intervenire sul rischio alla fonte.

Il datore di lavoro deve valutare i rischi, individuare le caratteristiche necessarie dei DPI, fornire guanti adeguati e conformi, assicurare informazione e formazione e mantenere i dispositivi in efficienza. Il lavoratore deve usare correttamente i guanti messi a disposizione, averne cura, non modificarli e segnalare difetti o problemi.

Tra gli errori più frequenti c’è l’acquisto di un solo tipo di guanto per tutte le attività. È una soluzione semplice, ma spesso sbagliata. Un magazziniere, un manutentore, un addetto alle pulizie, un saldatore e un elettricista non hanno gli stessi rischi sulle mani.

Altro errore classico: scegliere il guanto solo perché è spesso. Lo spessore può aiutare in alcuni casi, ma può ridurre sensibilità, precisione e presa. Un guanto troppo ingombrante può rendere il lavoro più difficile e aumentare altri rischi.

C’è poi il tema della sostituzione. Un guanto consumato, tagliato, bucato, impregnato di sostanze o deformato non è “ancora buono”. È un DPI che ha già dato. Ringraziamolo per il servizio e mandiamolo in pensione, senza cerimonia ufficiale.

La scelta dei guanti deve quindi essere documentata, coerente con il DVR e verificata nella pratica. 

Perché la sicurezza non vive solo nelle schede tecniche: vive nel momento in cui il lavoratore indossa davvero il DPI giusto e riesce a lavorare in modo sicuro.

FAQ – Domande frequenti sui guanti da lavoro

1. Tutti i guanti con marcatura CE sono adatti al lavoro?

No. La marcatura CE indica che il guanto è conforme ai requisiti applicabili per l’uso dichiarato dal fabbricante, ma non significa che sia adatto a qualsiasi mansione. Va sempre verificata la coerenza con il rischio specifico.

2. Un guanto antitaglio impedisce sempre di tagliarsi?

No. Un guanto antitaglio offre una resistenza al taglio secondo livelli prestazionali definiti, ma non rende la mano invulnerabile. Va scelto in base al tipo di lama, alla forza applicata, alla durata dell’esposizione e alla mansione.

3. I guanti chimici proteggono da tutte le sostanze?

No. La protezione chimica dipende dal materiale del guanto, dalla sostanza, dalla concentrazione, dal tempo di contatto e dalle condizioni d’uso. Bisogna consultare la scheda di sicurezza e la documentazione del fabbricante.

4. I guanti monouso possono essere usati più volte?

In generale no. I guanti monouso sono progettati per un utilizzo limitato e devono essere sostituiti quando contaminati, danneggiati o non più idonei. Usarli troppo a lungo può dare una falsa sensazione di protezione.

5. Chi deve scegliere i guanti da lavoro in azienda?

La responsabilità è del datore di lavoro, con il supporto di RSPP, medico competente quando coinvolto, preposti e lavoratori. La scelta deve derivare dalla valutazione dei rischi e non da abitudine, disponibilità di magazzino o semplice prezzo.

Vuoi verificare se i guanti che usi sono davvero quelli corretti?

Scegliere i guanti da lavoro non significa comprare il modello più resistente o quello più economico. Significa collegare ogni DPI al rischio reale, alla mansione, alla normativa applicabile e all’utilizzo quotidiano.

Metis Dea può aiutarti a verificare la correttezza dei DPI utilizzati in azienda, aggiornare la valutazione dei rischi, controllare le schede tecniche, formare i lavoratori e costruire procedure semplici per scegliere, usare e sostituire i guanti nel modo corretto.

Se vuoi fare un check sui guanti da lavoro presenti in azienda, organizzare una consulenza o strutturare un corso pratico sull’uso corretto dei DPI per le mani, contattaci: meglio leggere un’etichetta oggi che compilare una relazione d’infortunio domani.







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