Tra formazione “classica” e formazione continua in azienda
Per anni molte aziende hanno vissuto la formazione sulla sicurezza con una logica piuttosto semplice: si organizza il corso, si verifica l’apprendimento finale, si rilascia l’attestato e il processo, di fatto, si chiude lì.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 cambia impostazione. Non elimina il corso tradizionale, ma chiarisce che la formazione non può più essere considerata completa se resta confinata all’aula o al test finale
Cosa dice davvero l’ASR 2025
Il passaggio più importante è quello contenuto nella Parte IV, dove l’Accordo afferma che il datore di lavoro, oltre ad assicurare una formazione sufficiente e adeguata, deve verificarne l’efficacia durante lo svolgimento della prestazione lavorativa.
La valutazione deve essere svolta a posteriori, quindi dopo il corso e a una certa distanza di tempo, per verificare se il lavoratore applica realmente conoscenze, abilità, competenze, procedure e comportamenti sicuri nel lavoro quotidiano.
È qui che si apre il passaggio dalla formazione “classica” alla formazione come processo continuo, collegato al contesto reale di lavoro. In altre parole, l’attestato non chiude più il percorso: semmai ne segna un punto intermedio.
Formazione classica vs formazione continua: il confronto
La formazione classica ha una logica lineare:
corso → test → attestato.
La formazione che il nuovo ASR spinge a costruire in azienda ha invece una logica circolare:
analisi del bisogno → formazione → verifica dell’apprendimento → osservazione sul lavoro → misurazione dei risultati → eventuali azioni correttive → nuovo rinforzo formativo.
Questa impostazione deriva direttamente dall’approccio per processi e dalla centralità assegnata alla verifica di efficacia sul lavoro.

Come si verifica l’efficacia della formazione in azienda
L’Accordo indica in modo molto pratico tre modalità che il datore di lavoro, anche con il supporto dell’RSPP, può utilizzare per verificare l’efficacia della formazione durante il lavoro.
La prima è l’analisi infortunistica aziendale, con logica pre-post, includendo anche i mancati infortuni.
La seconda è la somministrazione di questionari al personale, per valutare percezione del pericolo, conoscenza delle misure aziendali e percezione dell’esperienza formativa.
La terza, probabilmente la più operativa, è la check list di valutazione, cioè l’osservazione diretta dei comportamenti del lavoratore rispetto a DPI, attrezzature e procedure.
Dall’obbligo formativo al presidio formativo
La vera innovazione culturale del nuovo ASR 2025 è questa: la formazione non è più vista come adempimento isolato, ma come parte integrante del sistema aziendale di prevenzione. Lo si capisce anche dal fatto che l’Accordo collega la verifica dell’efficacia alla riunione periodica, nella quale devono essere verificati il raggiungimento dei risultati attesi e l’efficacia formativa attraverso indicatori, criteri e strumenti definiti in fase di progettazione.
Per un’azienda questo cambio di paradigma significa passare da una domanda molto semplice — “abbiamo fatto il corso?” — a una domanda molto più matura: “la formazione sta producendo comportamenti più sicuri?”.
In questo senso, la formazione “interna” richiesta dal nuovo impianto non è semplicemente una lezione svolta in azienda. È un sistema di attenzione continua costruito dentro l’organizzazione: il datore di lavoro governa il processo, i preposti osservano, l’RSPP supporta, i lavoratori ricevono formazione ma anche richiami e verifiche nel tempo.
La conclusione: il nuovo ASR non sostituisce il corso, lo supera
Il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 non dice che la formazione tradizionale non serve più. Dice qualcosa di più scomodo e più utile: da sola non basta.
Il corso resta il punto di partenza, ma l’azienda è chiamata a dimostrare che la formazione continua a vivere nel lavoro quotidiano, nei comportamenti, nelle procedure e nel sistema di prevenzione. È questo il passaggio dalla formazione “classica” alla formazione come processo continuo, attento e misurabile.